Si è chiusa con i colori, i sapori e le musiche del mondo la Settimana diocesana per la pace a Recanati. Domenica 1 febbraio, ai Cappuccini di Recanati, la festa dei popoli ha trasformato il pranzo in un momento di autentica fraternità, mettendo attorno alla stessa tavola storie, culture e tradizioni diverse.
Chi oggi vive in città ma arriva da lontano ha portato un pezzo della propria terra: piatti dal Madagascar, dalle Filippine, dal Marocco, dall’Albania, dal Perù, dall’Uruguay, accanto alle specialità locali. Un mosaico di gusti e profumi diventato simbolo concreto di convivenza e amicizia. Presenti anche gli assessori comunali Bartomeoli e Paoletti, che hanno sottolineato il valore di queste occasioni di incontro per rafforzare i legami della comunità. A rendere l’atmosfera ancora più gioiosa, la musica dell’organetto di Francesca, capace di far cantare tutti.
La festa è stata il momento conclusivo di una settimana intensa, costruita grazie all’impegno dei parroci don Sergio Fraticelli e don David Malavè insieme all’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, Azione Cattolica, ACLI, Comunione e Liberazione, SERMIRR, Caritas Recanati e Rinnovamento nello Spirito.
Il cammino era iniziato con una camminata per la pace a Cingoli, primo segno di un percorso condiviso. Nei giorni successivi si sono alternati incontri e riflessioni. Particolarmente partecipato quello con l’avvocata Laila Simoncelli della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha raccontato l’esperienza e gli obiettivi della campagna per un Ministero della pace: un progetto nato dopo la guerra dei Balcani per promuovere politiche concrete di nonviolenza, educazione ai conflitti, giustizia riparativa, disarmo e difesa civile. Un modo per “organizzare la pace” e non lasciarla solo alle intenzioni.
Momento forte anche la veglia di preghiera con il vescovo Marconi, a partire dal Messaggio per la Giornata mondiale della pace di Papa Leone XIV. «La pace si costruisce con le mani, sporcandosele in prima persona», ha ricordato il vescovo, invitando tutti a viverla come responsabilità quotidiana, fatta di pazienza, scelte concrete e condivisione delle fatiche degli altri.
Spazio quindi ai giovani, veri protagonisti della settimana. La chiesa di San Francesco si è riempita per ascoltare le testimonianze di due ragazze ucraine e una russa che vivono insieme alla Cittadella della Pace di Rondine, vicino Arezzo. Un luogo dove ragazzi provenienti da Paesi in guerra imparano a conoscersi, studiare e dialogare, trasformando il conflitto in occasione di crescita. Un’esperienza che da oltre trent’anni forma ambasciatori di pace in tutto il mondo. Le stesse giovani hanno poi incontrato 130 studenti del liceo scientifico, suscitando domande, curiosità e il desiderio di visitare Rondine.
A chiudere il percorso, sabato pomeriggio, l’abbraccio di oltre 400 bambini e ragazzi del catechismo nella chiesa di Cristo Redentore. Hanno ascoltato testimonianze da Betlemme, riflettuto sulle ferite della guerra e compiuto gesti semplici ma significativi: bruciare parole di odio e far volare per la città messaggi di pace. Ognuno è tornato a casa con una spilla con scritto “Pace in terra”, segno di un impegno che continua nella vita di tutti i giorni.
Una settimana che ha intrecciato preghiera, dialogo, testimonianza e condivisione, ricordando che la pace non è un’idea astratta, ma nasce da piccoli gesti quotidiani. E cresce quando una comunità sceglie di camminare insieme.
