Alle prime luci del mattino, quando i più sono a riposare, una folla di persone si raduna a Loreto per poter vedere con i propri occhi un fenomeno sorprendente: decine di migliaia di persone che, dopo aver camminato, pregando e cantando tutta la notte, arrivano con la stanchezza nelle gambe, ma con il sorriso sul volto. In un contesto nel quale il sacrificio è temuto e la fatica evitata, come è possibile che tante persone vengono da città e paesi anche lontani e perfino dall’estero per compiere questo cammino notturno?
Come mi conosci? Il tema che ogni anno proponiamo nasce dal tentativo di comprendere il paradosso che, alla soglia dei 50 anni di storia del pellegrinaggio Macerata-Loreto, continua ad interrogarci.
“Il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata. Il miracolo più grande era uno sguardo rivelatore dell’umano cui non ci si poteva sottrarre. (…) Da che cosa sarà stato investito Zaccheo? Che cosa lo ha travolto e cambiato? È stato semplicemente penetrato e accolto da uno sguardo che lo riconosceva e lo amava così come era. La capacità di cogliere il cuore dell’uomo è il miracolo più grande, più persuasivo”. (Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana).
Nel popolo della notte riecheggia, in qualche modo, questa sorpresa del Vangelo: l’esperienza di essere accolti ed amati così come siamo diventa più forte di ogni opinione negativa, più convincente di ogni invito allo scetticismo o alla rabbia.
Natanaele chiede a Gesù “Come mi conosci?”, perché si sente letto nell’intimo. È lo stesso stupore che, nel volto dei pellegrini, rivela Gesù ancora presente e capace di accendere la stessa domanda nel cuore di chi lo incontra. Anche Zaccheo, pubblicano e ricco, non ha più bisogno del potere per entrare in rapporto con gli altri; anzi, la presenza dei più bisognosi diventa in lui sorgente di commozione e iniziativa di carità, ad imitazione di Gesù. Allo stesso modo l’esperienza dei pellegrini getta un seme di commozione, di speranza e di volontà di pace dentro la terra dell’incertezza dei nostri fratelli uomini.
Il cammino di una notte ci aiuta a capire che tutta la vita è un pellegrinaggio alla sequela di quello sguardo di Gesù che ci rivela a noi stessi e ci accompagna dentro ogni circostanza della vita e della storia.
“Disarmate le parole, alzate lo sguardo, custodite il cuore. (…) Alzate lo sguardo. Come Dio disse ad Abramo, «Guarda il cielo e conta le stelle» (Gen 15,5): sappiate domandarvi dove state andando e perché. Custodite il cuore: la relazione viene prima dell’opinione, la persona prima del programma. Non sprecate il tempo e le opportunità: citando una espressione agostiniana: il nostro presente è una intuizione, un tempo che viviamo e del quale dobbiamo approfittare prima che ci sfugga dalle mani” (Leone XIV, Disegnare nuove mappe di speranza).
Ti aspettiamo il 13 giugno 2026 al 48° pellegrinaggio Macerata-Loreto!
