“Vorrei che non ci fosse la scuola”, “Ti prego, fammi diventare bella come te”, “Fa che il mio fratellino cresca in altezza”, “Sono ateo, ma ho un pensiero per te”: questi sono solo alcuni dei 5mila “pizzini” scandagliati da Luigi Accattoli che hanno portato a uno studio storico-culturale-religioso dell’attuale società attraverso le invocazioni di fedeli e non.
Il libro “I pizzini della Madonna di Loreto” (edito dalla Santa Casa) è stato presentato nella Sala Giunta del Comune di Recanati alla presenza di un pubblico interessato che ha seguito la nascita e le curiosità che il vaticanista ha scoperto redigendo il testo.
L’evento promosso dall’associazione Justissima Civitas, in collaborazione con la rivista “Le cento città”, il Circolo Acli di Castelnuovo ed il Patrocinio del Comune di Recanati, ha raccolto l’interesse dei presenti che hanno avuto modo di conoscere il dietro le quinte del libro.
Dopo i saluti di Sara Clementoni, Presidente dell’Associazione promotrice, Ettore Pelati, Assessore a Cultura, Commercio e Turismo, ha introdotto l’incontro sottolineando l’importanza della raccolta quale un percorso storico attraverso “fonti primarie che approfondiscono la spiritualità nei vari periodi storici”, contesti durante i quali, come aggiunge Franco Elisei, direttore della rivista “Le cento città”, regnano inalterate “la speranza e l’invocazione”. Al tavolo dei relatori presenti anche Vito Punzi, direttore de “Il Messaggio della Santa Casa”, e come moderatore il giornalista Rai Claudio Sargenti.
Un racconto, quello di Accattoli, intenso ed emozionante, che parte dagli inizi del progetto che ha preso il via grazie alla proposta dell’Arcivescovo di Loreto di andare ad osservare pensieri e invocazioni per tracciare un ritratto della società attuale e dei suoi sentimenti verso il sacro. Alla luce di questa proposta Accattoli prende in mano il progetto e accetta di narrare, eliminando cenni e dettagli che potessero ricondurre agli scrittori, i pensieri e le preghiere scritte in ogni lingua. Dallo spagnolo al francese, al portoghese tradotti autonomamente, all’inglese, al tedesco e al polacco interpretati con l’aiuto di esperti esterni.
La parola “pizzini” – nome scelto per attirare l’attenzione e incuriosire il lettore – nasce nella tradizione siciliana ed è sinonimo di “piccolo foglio contenente una piccola scrittura inviato ad una precisa persona che doveva essere letto e bruciato”. Per queste caratteristiche sovrapponibili alle invocazioni scritte dai fedeli è stato scelto di usare il termine.
L’indagine portata avanti da Luigi Accattoli si è rivelata essere anche foriera di scoperte interessanti, tre nello specifico: anzitutto il fatto che la preghiera, come atto di invocazione, resta ed è concreta e tangibile; ciò che si modifica, e questa è la seconda idea scaturita dalla ricerca, è il linguaggio con il quale ci si esprime rivolgendosi al Cielo.
Oggi si utilizza un linguaggio smart, diretto, conciso, a volte scollegato dal linguaggio clericale, dando così spazio a “preghiere selvagge”, come indicato da Accattoli, ovvero preghiere spontanee che provengono da persone non abituate all’utilizzo tradizionale della Parola, tutto ciò è indicativo del fatto che sì, cambia il modo di esprimere l’invocazione, ma il Vangelo resta inalterato nei tempi.
La terza riflessione utile all’interpretazione della tradizione dei pizzini è scaturita dalle preghiere scritte dagli atei: indicativo del fatto che “la preghiera viene prima della fede”, come sottolinea Accattoli, e che “ogni uomo, in stato di bisogno, sente la necessità di rivolgersi a qualcuno”. Non esistono preghiere sbagliate in quanto è attraverso questo atto che l’intero umano viene filtrato. “Il credente fa questo con le parole del Vangelo e il non credente con le parole apprese dalla vita”.
Il testo è un viaggio dunque nell’attuale periodo storico che raccoglie invocazioni dedicate alla vita familiare, ai malati e quelle scritte dai giovani, senza tralasciare la raccolta tenera ed emozionante delle preghiere dei bambini dalle quali si intravedono i diversi contesti familiari e sociali dai quali provengono.
