Maxi operazione della Guardia di Finanza di Ancona: 51 indagati, 17 società coinvolte e cinque interrogatori preventivi. Tra gli arrestati Enrico Crucianelli e Fabio Pistarelli. Le indagini si estendono anche agli appalti pubblici della Regione Marche, di ERDIS e dell’Università di Camerino.
Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 persone indagate, 17 società coinvolte e sequestri per oltre 57 milioni di euro. È il bilancio dell’operazione “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi negli appalti della ricostruzione privata post sisma 2016, infiltrazioni della criminalità organizzata e corruzione negli appalti pubblici.
Per altre cinque persone il giudice ha disposto l’interrogatorio preventivo, riservandosi di decidere successivamente sull’eventuale applicazione di misure cautelari. Oltre cinquanta le perquisizioni e le acquisizioni documentali eseguite in numerose province italiane, con circa 230 finanzieri impegnati.
Le infiltrazioni mafiose nei cantieri della ricostruzione
Secondo gli investigatori, una rete di rapporti tra imprenditori marchigiani e operatori economici calabresi e campani avrebbe consentito a imprese riconducibili o vicine alla ‘ndrangheta e al clan dei Casalesi di accedere ai subappalti della ricostruzione, aggirando i controlli antimafia anche attraverso società formalmente intestate a prestanome.
Il valore complessivo degli appalti interessati dal presunto sistema fraudolento ammonterebbe a circa 200 milioni di euro.
Tra gli otto destinatari delle misure cautelari figura Enrico Crucianelli, presidente di ANCE Macerata, al quale gli inquirenti attribuiscono un ruolo centrale nel presunto sistema. Attraverso la propria società avrebbe acquisito appalti per la ricostruzione privata, incassando anticipazioni pubbliche pari al 20 per cento del valore dei lavori e affidandone successivamente una parte in subappalto a imprese che non avrebbero potuto operare regolarmente nei cantieri.
Le indagini hanno inoltre ricostruito un sistema di fatture false per circa 8 milioni di euro, attraverso il quale parte del denaro sarebbe stata trasferita a esponenti della criminalità organizzata calabrese.
Il profitto contestato per la presunta truffa aggravata è stato quantificato in circa 57 milioni di euro, di cui circa 39 milioni attribuiti alla società appaltatrice e 18 milioni alle imprese subappaltatrici.
Corruzione negli appalti pubblici: coinvolto Fabio Pistarelli
L’inchiesta si estende anche a un presunto sistema di corruzione negli appalti pubblici, con procedure per un valore complessivo di oltre 150 milioni di euro, tra affidamenti già perfezionati, in corso e programmati, nei settori della sanità e dell’edilizia universitaria.
Secondo la Procura, un gruppo composto da imprenditori, intermediari, professionisti e soggetti inseriti nelle istituzioni avrebbe cercato di orientare gare e finanziamenti pubblici attraverso accordi illeciti.
Tra i destinatari delle misure cautelari figura anche Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, dimessosi alla fine del 2025.
Secondo l’accusa, Pistarelli avrebbe ricevuto complessivamente 105mila euro, di cui almeno 60mila in contanti e circa 45mila sotto forma di lavori di ristrutturazione edilizia, nell’ambito delle presunte condotte corruttive.
Gli appalti ERDIS e le indagini su UNICAM
Tra le vicende esaminate figura l’acquisto da parte di ERDIS Marche di un ex monastero danneggiato dal terremoto, destinato a essere trasformato in uno studentato universitario.
L’immobile, venduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni di euro, è stato interessato da finanziamenti per la ristrutturazione pari a circa 12 milioni. Secondo gli investigatori, l’operazione sarebbe stata accompagnata da accordi corruttivi, con una dazione di 250mila euro collegata all’acquisto.
Un ulteriore filone riguarda l’Università di Camerino, dove alcuni funzionari dell’Ufficio Tecnico sono coinvolti nelle indagini per presunti episodi di corruzione relativi a gare d’appalto bandite dall’Ateneo.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito flussi finanziari per 350mila euro, giustificati attraverso fatture per operazioni inesistenti, nell’ambito delle contestazioni relative ai reati contro la pubblica amministrazione.
L’Università di Camerino, in una nota riportata dal TGR Marche, ha espresso fiducia nell’operato della magistratura, ribadendo il proprio impegno per la legalità, la trasparenza e la correttezza amministrativa.
Per le vicende relative all’Ateneo, che non riguardano Pistarelli, il giudice per le indagini preliminari di Ancona si è dichiarato territorialmente incompetente.
Oltre cinquanta perquisizioni in tutta Italia
L’operazione ha interessato le province marchigiane di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo, oltre a Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono ancora nella fase preliminare.
