A dieci anni dal terremoto, il Pontefice ha ricevuto in Vaticano i rappresentanti dei 138 Comuni colpiti. Un appello a dare risposte concrete alle popolazioni e a ricostruire non soltanto gli edifici, ma anche il tessuto sociale dei territori. Presente il commissario straordinario Guido Castelli.
A dieci anni dal terremoto che ha duramente colpito il Centro Italia, la ricostruzione resta una sfida aperta. Migliaia di cantieri ancora da completare, famiglie che non sono rientrate nelle proprie abitazioni, borghi alle prese con le conseguenze economiche e sociali del sisma e non ultima l’inchiesta a cura della DDA di Ancona che ha portato all’arresto di 8 persone. È in questo contesto che Papa Leone XIV ha ricevuto sabato 31 ottobre, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i rappresentanti dei 138 Comuni del cratere sismico, rivolgendo un appello alle istituzioni affinché la ricostruzione proceda con maggiore rapidità.
«La speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti», ha affermato il Pontefice, sottolineando la necessità di «impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente».
Il bilancio del sisma del 2016 resta drammatico: 303 vittime, 388 feriti e circa 41mila sfollati. Secondo i dati della Struttura commissariale aggiornati al 31 maggio 2026, nei territori delle quattro regioni interessate risultavano conclusi quasi 15mila cantieri privati, a fronte di oltre 36mila richieste di contributo. Erano ancora 8.759 i nuclei familiari assistiti.
All’udienza hanno partecipato i vescovi delle diocesi interessate, i presidenti delle Regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo, sindaci, parlamentari, prefetti, rappresentanti delle Forze dell’Ordine e della Struttura commissariale.
Nel suo intervento Leone XIV ha ricordato le ferite ancora aperte nelle popolazioni colpite, invitando a considerare la ricostruzione come una responsabilità collettiva.
«La città, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo», ha osservato il Papa, richiamando la necessità di una visione capace di andare oltre l’emergenza.
Un messaggio particolarmente significativo per i territori marchigiani, da Camerino ad Arquata del Tronto, dove il completamento degli interventi edilizi si intreccia con la necessità di contrastare lo spopolamento e restituire opportunità economiche e sociali ai centri dell’entroterra.
Nel suo discorso il Pontefice ha citato anche figure profondamente legate alla storia religiosa del Centro Italia, tra cui Santa Rita da Cascia e San Nicola da Tolentino, indicandole come esempi di impegno nella ricostruzione delle relazioni e della vita comunitaria.
Presente all’incontro anche il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, che ha espresso gratitudine per l’attenzione riservata dal Pontefice alle popolazioni terremotate.
«È un messaggio che sento profondamente: restituire le case significa anche ricreare le condizioni perché le persone possano abitare i propri paesi, lavorare, crescere i figli e ritrovare luoghi di incontro e legami di comunità», ha dichiarato Castelli.
Il commissario ha definito le parole di Leone XIV uno stimolo a proseguire con maggiore determinazione nel lavoro di ricostruzione.
Un impegno che, a dieci anni dalle scosse dell’agosto e dell’ottobre 2016, riguarda non soltanto il recupero del patrimonio edilizio, ma il futuro stesso delle comunità colpite. Perché la vera sfida non è soltanto ricostruire le case, ma fare in modo che tornino a essere abitate.
