Anche quest’anno il Vescovo ha rinnovato una consuetudine ormai preziosa per la nostra Diocesi: gli esercizi spirituali per i sacerdoti, vissuti nella settimana immediatamente successiva al tempo natalizio.
Dal 12 al 16 gennaio, diciassette sacerdoti, vescovo compreso, si sono recati a San Giovanni Rotondo, sulle orme di san Pio da Pietrelcina, per giorni intensi di preghiera, ascolto e fraternità.
Il luogo non è stato scelto a caso. San Pio, gigante della fede e del sacerdozio, ha accompagnato il cammino di riflessione quotidiano attraverso le meditazioni del Vescovo, che hanno messo a confronto il suo modo di vivere il ministero sacerdotale con i documenti ufficiali e il magistero della Chiesa, in particolare del Concilio Vaticano II. Ne è emersa una sorprendente e profonda consonanza: Padre Pio non è stato un’eccezione fuori dalle regole, ma un sacerdote pienamente conforme al cuore della Chiesa.
Durante la settimana è stato possibile visitare anche Pietrelcina, suo paese natale, e il santuario di San Michele Arcangelo, arricchendo ulteriormente il pellegrinaggio spirituale.
Centrale è stata la riflessione sui tre pilastri della vita sacerdotale di san Pio: la dedizione instancabile al sacramento della riconciliazione, l’intensa e profonda celebrazione dell’Eucaristia e una vita di preghiera radicale, segnata – come ricordato – da ore quotidiane di meditazione.
Il confronto con una figura così alta ha inevitabilmente fatto emergere, nei partecipanti, il senso della propria fragilità. Eppure, proprio qui si è aperto uno spazio di grande libertà e serenità.
Emblematica una frase ricordata dal Vescovo: quando un giovane frate voleva imitarlo in tutto, Padre Pio gli rispose semplicemente:
«Uaiò, tu non sei Padre Pio». Un richiamo a vivere la propria vocazione con verità, senza imitazioni forzate, ma con fedeltà.
«Santìficati e santifica»: questa voce, che San Pio sentiva costantemente, è risuonata anche tra i sacerdoti come invito attuale e concreto.
La santità del sacerdote non è mai un fatto privato, ma un dono per tutto il popolo di Dio. Per questo, pregare per i sacerdoti significa, in fondo, pregare per se stessi.
Si torna da questi esercizi spirituali rafforzati, confortati e più consapevoli, anche grazie alla condivisione fraterna delle fatiche e delle prove del ministero.
Un’esperienza che rinnova l’invito a non rinunciare mai a questi tempi di grazia.
Lo sguardo ora è già rivolto alla Settimana di fraternità di giugno, che quest’anno condurrà i sacerdoti della Diocesi sulle orme di Santa Teresa di Gesù, ad Avila, in Spagna.
Un altro passo di cammino, insieme.
