È con profondo cordoglio e commozione che il Convitto Nazionale “Giacomo Leopardi” di Macerata annuncia la scomparsa di Mario Croce, avvenuta il 9 agosto, all’età di 79 anni. Con lui non se ne va solo un ex Rettore, ma una figura che, per decenni, è stata l’essenza stessa dello storico istituto maceratese, un uomo la cui vita si è intrecciata indissolubilmente con le mura, i valori e la storia del Convitto.
Nato a Monteprandone nel 1947 ma da sempre profondamente legato a Caramanico Terme, Mario Croce aveva vissuto il Convitto Leopardi di Macerata fin dalla giovinezza, prima come brillante studente convittore negli anni ’50, poi come istitutore dal 1966 e quindi come Vice Rettore al fianco di Saverio Giello. Dopo essere stato Rettore del Convitto Nazionale “Tulliano” di Arpino, dal 1991 al 2007 ha ricoperto il lungo e autorevole mandato di Rettore del “Leopardi”, lasciando un segno indelebile nella comunità maceratese.
Il suo impegno si è esteso anche su scala nazionale come membro di diverse Commissioni del Ministero della Pubblica Istruzione dedicate alla riforma e al rilancio dei Convitti Nazionali, ruoli che ne hanno testimoniato la profonda competenza e la visione strategica.
Una vita tra legge, cultura e visione educativa
Avvocato brillante, uomo di legge, ma soprattutto intellettuale poliedrico — artista, pittore, esperto di grafica, fine cultore di teatro e musica, scrittore di narrativa e saggi — Croce ha interpretato il ruolo di Rettore con una visione rara e lungimirante. Sotto la sua guida, il “Leopardi” si è trasformato in un vero e proprio “college” d’eccellenza, capace di aprirsi al territorio e di dialogare con le più alte espressioni della cultura nazionale.
A lui si deve, tra le tante intuizioni, il magistrale ripristino nel 1995 dello splendido teatrino interno risalente al 1905, tornato a nuova vita per ospitare eventi scolastici ma anche artisti del calibro di Katia Ricciarelli, Massimo Ranieri, Henning Brockhaus, divenendo un palcoscenico vibrante per tutta la cittadinanza.
Un pioniere dell’innovazione didattica e l’amore per la memoria dell’istituto
Ma la sua impronta è andata ben oltre le strutture. È stato un pioniere nell’innovazione didattica, promuovendo sin dagli albori la collaborazione con il gruppo del professor Cesare Cornoldi per l’istituzione dell’AIDAI Marche, che aveva la sua sede proprio nello storico edificio di Piazza Marconi, ponendo il Convitto all’avanguardia nazionale nell’inclusione e nel supporto ai disturbi dell’apprendimento.
Anche dopo il pensionamento, il suo cuore è rimasto tra le aule del “Leopardi”. Ha sofferto profundamente per la chiusura della sede storica dopo il sisma del 2016 e, proprio agli inizi del 2026, era tornato a collaborare attivamente con l’istituto per il progetto “Un Convitto di memorie”. Questo percorso — premiato lo scorso giugno dall’Associazione Italiana di Public History come miglior progetto storico scolastico nazionale — nasce per ricostruire l’identità della comunità scolastica attraverso i ricordi di chi l’ha vissuta e restituire alla scuola la sua casa, sollecitandone il ripristino.
Il cordoglio delle istituzioni scolastiche
La Rettrice e Dirigente Scolastica del Convitto Leopardi, prof.ssa Alessandra Gattari, si unisce al lutto della famiglia a nome di tutta la comunità scolastica:
«Mario Croce è stato una colonna portante della nostra istituzione, un uomo che ha saputo coniugare il rigore educativo con una straordinaria sensibilità humana. La sua vicinanza al progetto “Un Convitto di memorie” in questo anno scolastico testimonia un amore che non si è mai spento. La scuola perde un punto di riferimento e un esempio di dedizione che resterà per sempre parte della nostra identità».
Anche la Vice Rettrice, dott.ssa Moira Marconi, che ha collaborato direttamente con lui, lo ricorda con commozione:
«Ho avuto il privilegio di conoscere il Rettore Croce e di toccare con mano quella capacità dirigenziale e quella “voce tonante” che non serviva a imporsi, ma a trasmettere passione e responsabilità. Era un uomo di cultura immensa, capace di dialogare con chiunque, dai grandi artisti agli studenti. Per me e per tanti colleghi non è stato solo un superiore, ma un punto di riferimento professionale. Ci mancherà la sua lungimiranza, ma soprattutto il suo spirito, che continuerà a guidare la nostra azione quotidiana».
L’eredità morale e umana di Mario Croce
Generazioni di convittori, semiconvittori, educatori, docenti e personale si uniscono oggi per ricordarlo con immensa stima. Croce non si limitava a dirigere: viveva la scuola come una comunità, un “mondo della vita”, come lui stesso lo aveva definido, infondendo in ognuno il senso di appartenenza a una grande famiglia. Amava i suoi ragazzi, organizzando per loro straordinari viaggi di formazione in tutta Europa, e pretendeva il massimo perché sapeva quanto potessero dare.
Il Convitto Nazionale “Giacomo Leopardi” si stringe attorno ai familiari, consapevole che la figura di Mario Croce continuerà a vivere nell’anima dell’Istituto, che lui ha saputo far crescere, difendere e amare con l’abnegazione di un padre.
Macerata perde un pilastro della sua storia educativa e culturale, ma il suo esempio di governo saggio e partecipe rimarrà scolpito nel futuro della scuola.
