Decine di migliaia di documenti, manoscritti, studi e materiali dedicati a Giacomo Leopardi diventano accessibili da ogni parte del mondo. È la Biblioteca Digitale Leopardiana, presentata nella sala Franco Foschi del Centro nazionale di studi leopardiani di Recanati, un progetto che riunisce in un unico spazio virtuale un patrimonio fino ad oggi custodito in biblioteche e istituzioni diverse.
Non una semplice raccolta di riproduzioni digitali, ma uno strumento che permette di entrare nelle carte del poeta, metterle in relazione, confrontare testi e varianti e seguire correzioni e ripensamenti che hanno accompagnato la nascita delle opere leopardiane.
Un esempio particolarmente suggestivo è quello dell’Infinito: attraverso la piattaforma è possibile accostare i due originali conservati a Napoli e a Visso e osservare l’evoluzione del testo. Il «celeste confine» presente nella prima stesura dell’originale napoletano diventa «ultimo orizzonte», espressione che rimarrà anche nel manoscritto di Visso.
A spiegare il valore di questa possibilità è Fabiana Cacciapuoti, già custode delle Carte Leopardi alla Biblioteca Nazionale di Napoli: «Ogni cancellazione porta a una immensità di valutazioni. Catalogare le carte è stato entusiasmante: un punto di arrivo ma anche di partenza, visto che queste carte hanno una tale profondità da richiedere ulteriore lavoro. È un materiale letterario, filologico e sempre filosofico».
La Biblioteca Nazionale di Napoli custodisce circa 11mila pagine di manoscritti leopardiani ed è stata tra le prime istituzioni coinvolte nel progetto.
«Qualunque ragazzo, qualunque persona da casa può cliccare e trovarsi come nel cuore di una biblioteca – spiega Cacciapuoti – e può navigare da un manoscritto all’altro». La struttura della piattaforma consente inoltre una fruizione su più livelli: «Risponde a una doppia esigenza di divulgazione e di specializzazione», offrendo un accesso più immediato al grande pubblico e strumenti di approfondimento per studiosi e ricercatori.
Dietro la Biblioteca Digitale Leopardiana c’è un lungo lavoro promosso dal Centro nazionale di studi leopardiani e dal suo presidente Fabio Corvatta.
«Il progetto partì diverso tempo fa – racconta Corvatta – quando andai da Simonetta Buttò, allora direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli, proponendo di digitalizzare tutte le carte per farle diventare la Biblioteca Digitale Leopardiana». Da quell’accordo prese avvio il lavoro sui manoscritti napoletani, al quale si aggiunse successivamente la collaborazione dell’Università di Macerata, con l’allora rettore Francesco Adornato e la professoressa Laura Melosi.
Il progetto si è poi allargato con l’obiettivo di individuare e digitalizzare i manoscritti leopardiani conservati in numerosi luoghi in Italia e nel mondo.
«Quello di oggi è un traguardo, ma è un punto di partenza – sottolinea Corvatta – perché questo è il primo nucleo di un progetto che prevede un ulteriore sviluppo nei prossimi mesi e nei prossimi anni».
Fondamentale anche il contributo dei giovani ricercatori che hanno lavorato alla piattaforma e la collaborazione con il Ministero della Cultura, seguendo gli standard indicati a livello nazionale.
Tra coloro che hanno lavorato al progetto c’è Gioele Marozzi dell’Università di Macerata, che sottolinea le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.
«Credo che la digitalizzazione sia uno degli aspetti più importanti della contemporaneità perché, nella stragrande maggioranza dei casi, in qualche modo democratizza l’accesso».
La Biblioteca Digitale Leopardiana permette infatti ricerche che vanno oltre la semplice parola inserita dall’utente, mettendo in relazione nomi, forme diverse e informazioni presenti nei documenti. Ma soprattutto consente di raccogliere in un unico punto di accesso una grande quantità di risorse, creando collegamenti che possono portare anche a scoperte inattese.
«Cercare tutto insieme – osserva Marozzi – rende possibile trovare informazioni di cui si ha bisogno, ma non si sapeva di aver bisogno».
Alla presentazione è intervenuto anche il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, che ha sottolineato un aspetto particolarmente umano della nuova modalità di accesso alle carte: poter incontrare «il Leopardi che scrive, che sbaglia, che corregge e che cambia», avvicinando così non soltanto l’opera e la filosofia del poeta, ma anche il suo processo creativo.
Alla giornata hanno preso parte, tra gli altri, la contessa Olimpia Leopardi e Alessandra Troilo, responsabile FAI dell’Orto sul Colle dell’Infinito, insieme a Simonetta Buttò, Silvia Scipioni, Fabiana Cacciapuoti, Laura Melosi, Gioele Marozzi e Chiara Aiola.
Un patrimonio che, grazie al digitale, può dunque raggiungere qualsiasi parte del mondo. Senza sostituire gli originali e i luoghi leopardiani: la possibilità di scoprire da lontano le carte del poeta può diventare anche un invito a raggiungere Recanati e gli altri luoghi che custodiscono la sua storia.
